Onu: un organismo alla mercé mondialista

Progetti-di-egemonia3Fin dal 1984, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti si è munito di una legge federale che imponesse la conservazione dei registri di voto degli Stati membri delle Nazioni Unite. L’amministrazione di Ronald Reagan, sentendosi bruciata da un numero di voti che si opposero alla politica americana in sede Onu, la maggior parte dei quali riguardo a Israele, ha voluto mantenere una scheda di valutazione dei paesi contrari nell’Assemblea Generale e nel Consiglio di Sicurezza al fine di punirli negando assistenza economica e militare. L’ultima relazione annuale del Dipartimento di Stato, dal titolo «Pratiche di voto alle Nazioni Unite 2014», è stata pubblicata nel marzo 2015. La relazione per il 2015 è prevista per marzo di quest’anno. La sezione VI del rapporto si concentra sui modelli di voto degli Stati membri sulle risoluzioni riguardanti Israele. Nonostante ci sia un evidente atteggiamento di giustificata ostilità verso la politica israeliana sulla scena internazionale, le Nazioni Unite, grazie al Segretario Generale Ban Ki-moon, assicurano con i propri atti istituzionali e burocratici che gli interessi palestinesi vengano secondi a quelli di Israele. Avviene altrettanto per i casi in cui gli Stati Uniti, con Israele alle proprie spalle, si sono opposti all’ingresso di nuovi stati membri delle Nazioni Unite al fine di mantenere al minimo il numero di quelli che sostengono la Palestina e si oppongono alle proprie politiche. Washington lancia gli anatemi come «stati canaglia» e «regimi ostili» per attuare il suo programma di controllo delle Nazioni Unite.

onu controlWashington ha compiuto la sua missione di garantire che nessun membro “problematico” potesse aderire alle Nazioni Unite con la minaccia di interrompere gli aiuti americani ai paesi che avrebbero riconosciuto l’indipendenza di paesi come l’Abkhazia, Ossezia del Sud, Somalia e Sahara Occidentale, chiudendo così la porta delle Nazioni Unite o di una delle sue istituzioni specializzate. Gli Stati Uniti valorizzano quei paesi che, in sede di Nazioni Unite, forniscono il proprio costante supporto soprattutto su questioni riguardanti Israele e Ucraina, votando allineatamente nella quasi totalità dei casi. Israele è l’unico Stato membro che ha votato con gli Stati Uniti nel 100% dei casi,  anche nel caso di revoca del boicottaggio economico ai danni di Cuba, nonostante il digiuno decennale che Israele si è impegnato a rispettare nel settore del turismo e di altri commerci. All’altra estremità dello scenario ci sono la Siria e la Corea del Nord, che non hanno mai votato con gli Stati Uniti su alcuna risoluzione punitiva. Le votazioni al 90 per cento o più con Washington sono state di Andorra; Australia; Belgio e Canada; delle ufficialmente «neutrali» Austria, Finlandia, Svezia, Svizzera e Danimarca; quindi Francia; Germania; Grecia; Italia; Liechtenstein; Lussemburgo; Monaco; Paesi Bassi; Nuova Zelanda; Norvegia; Portogallo; San Marino; Spagna; e il Regno Unito. Seguendo da vicino l’Irlanda al 88,9 per cento; e l’Islanda a 81,8 per cento. I membri europei dell’ONU centrale e orientale, che sono anche membri della NATO, non sono i più servili ai desideri degli Stati Uniti. Votano il 90 per cento e oltre con gli Stati Uniti anche Albania, Bulgaria, Repubblica ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Montenegro, Polonia, Romania, Slovacchia e Slovenia. Anche i membri non-NATO Ucraina, Bosnia-Erzegovina, e la Serbia anche votato con gli americani nel 90 per cento dei casi. Questi sono stati seguiti da vicino da Moldova e Georgia (88,9%), Macedonia (85,7%), e la Croazia al 77,8 per cento. Gli Stati Uniti ed i loro alleati sono intenti a far diventare membro delle Nazioni Unite anche il Kosovo in quanto può anche essere tenuto a fornire un voto istintivo a sostegno di Washington. Il Giappone, come gli altri paesi della NATO, ha votato con Washington sul 90% delle questioni considerate di vitale importanza per gli Stati Uniti. Quello che americani e israeliani non vogliono è un contingente di oppositori nell’ONU. Attualmente, il paese europeo che si è maggiormente opposto alla politica degli Stati Uniti è la Russia, che ha votato con gli Stati Uniti solamente nel 28,6 per cento dei casi. Tra gli altri che non votano in completo accordo con gli americani si notano Armenia (54,5%), Azerbaigian e Bielorussia al 50 per cento. soroscartoonsmallNon è un caso che la Russia, l’Armenia, l’Azerbaigian, la Bielorussia siano coloro che hanno affrontato congiuntamente le “rivoluzioni a comando della George Soros Central Intelligence Agency”  che si sono verificate in Ucraina, Moldova, Serbia e  Macedonia. La Cina ha votato con gli Stati Uniti solamente nel 11,1 per cento dei casi, Iran e India 10 per cento, il Pakistan 12,5 per cento, 18,2 per cento Cuba. Il Sottosegretario Generale delle Nazioni Unite per gli affari politici è Jeffrey Feltman, un dottrinario americano neoconservatore le cui impronte digitali sono presenti in tutti i moti riconducibili alla «primavera araba» con cui sono stati spodestati i governi di Libia, Yemen e Egitto, e che hanno gettato la Siria in una sanguinosa guerra civile. Il prezzo da pagare per l’adesione alle Nazioni Unite è la fedeltà eterna a Washington. Gli Stati Uniti possono sempre contare su un sostegno pressoché totale da tre Stati insulari del Pacifico quali le Isole Marshall, Palau e Micronesia. Come durante la Guerra Fredda in sede Onu le Repubbliche Socialiste Sovietiche ucraine e bielorusse (SSR) votavano allineatamente all’Unione Sovietica, oggi gli stati del Pacifico delle Marshall, Micronesia e Palau servono allo stesso scopo. usa powerL’unico modo per liberare le Nazioni Unite dal dominio repressivo di Washington e dei suoi co-cospiratori a Gerusalemme è approfittare del contrappeso rappresentato dalla sfera russa e dal movimento dei non allineati che cercano di rendersi maggiormente autonomi e sovrani. Questo potrebbe iniziare con l’adesione alle Nazioni Unite per i paesi sedicenti di Abkhazia e Ossezia del Sud, riconosciuta da almeno quattro membri attuali delle Nazioni Unite. Ci dovrebbe essere anche la pressione di riconoscerne l’indipendenza e ammettere alle Nazioni Unite quali membri a pieno titolo la Palestina e il Vaticano, entrambi Stati osservatori ufficiali. Al fine di rappresentare gli interessi del cristianesimo ortodosso, la Repubblica del Monte Athos, una repubblica monastica all’interno della Grecia che ha lo status di semi-autonoma, dovrebbe essere ammesso alle Nazioni Unite per proteggere, insieme con la Santa Sede, gli interessi dei cristiani di tutto il mondo . Aiuterebbe anche la difficile situazione dei cristiani l’ammissione del Sovranato Militare dell’Ordine di Malta, che è attualmente stato ospite presso le Nazioni Unite; il governo in esilio dell’Egitto copto; e il Principato del Pontinha in Atlantico, uno stato autoproclamato erede al regno dei Cavalieri Templari.

Altri che dovrebbero essere autorizzati a unirsi all’Onu sono i governi in esilio come quelli del Biafra, Repubblica Araba Saharawi Democratica, Papua occidentale, Cabinda, Repubblica Serba di Krajina, la Repubblica di Ambazonia, la Koma Civakên Kurdistan (stato curdo in Turchia orientale), Yemen del Sud, la Repubblica di Azawad, la Repubblica delle Molucche del Sud, Chagos Islanders in esilio, il governo sopranazionale dell’Eelam Tamil, Lakotah Nazione Sioux, il governo del Regno delle Hawaii, e il Comitato per la Salvezza ucraino. Questi governi necessiterebbero di «punteggi speciali» forniti da Stati Uniti, Israele e molti dei loro alleati alle Nazioni Unite ma, attualmente, l’ONU rappresenta solo gli interessi particolari delle imprese multinazionali e di alcuni popolari movimenti di pressione come quelli legati a svariate organizzazioni non governative di Israele e George Soros, come Human Rights Watch, Amnesty International e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni. L’ONU deve aprire le porte ad altri membri, al fine di rappresentare realmente i popoli del mondo. Aprire le porte delle Nazioni Unite dovrebbe fornire qualche contrappeso alle più recenti delegazioni del Montenegro, Timor Est e Sud Sudan che non potranno fare altro che leccare gli stivali di Zio Sam.

Fonte: http://www.strategic-culture.org/news/2016/01/29/us-and-israeli-plan-dominate-un.html

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