Il Giappone ripudia la guerra ma aumenta gli armamenti

giappone.jpg2Il 19 settembre il giornale giapponese “Asahi Shimbun” ha riportato una dichiarazione del ministero degli esteri della Cina, secondo la quale «i recenti drastici cambiamenti in materia di sicurezza e politiche militari del Giappone non sono al passo dei tempi che caratterizzano la pace; in un momento in cui lo sviluppo e la cooperazione dovrebbero essere obbiettivi della comunità internazionale, il Giappone sembra orientato verso una politica di difesa esclusiva che devia da quel percorso di sviluppo pacifico che era stato seguito dopo la Seconda Guerra Mondiale ». 

Alla Cina si è aggiunto un sostenitore improbabile quale la Corea del Sud, che ha dato eco ai sentimenti di Pechino osservando che «il Giappone dovrebbe attaccarsi saldamente allo spirito della Costituzione che ha costantemente mantenuto la pace dalla fine della guerra, e attuare una politica di difesa trasparente che possa contribuire alla pace e alla stabilità regionale ». Questi paesi – nettamente dissimili nella politica interna e internazionale – hanno sofferto terribilmente, insieme a tanti altri, per l’invasione e l’occupazione del Giappone negli anni 1930 e 1940, e le loro paure per un risveglio dello spirito militarista nipponico sono ben lungi dall’essere immaginarie. Essi aborriscono qualsiasi legislazione che potrebbe tradursi in un Giappone bellicoso che possa nuovamente esercitare il suo potere per assoggettare altre nazioni. L’articolo 9 della Costituzione giapponese, adottata sotto tutela americana nel 1947, è più che mai esplicito: «il popolo giapponese rinuncia per sempre alla guerra come diritto sovrano della nazione e alla minaccia o all’uso della forza come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Per raggiungere l’obiettivo del paragrafo,non saranno conservate forze di terra, mare ne’ aeree, così come altri mezzi da guerra. Il diritto di belligeranza dello Stato non sarà riconosciuto. Questa è stata una dichiarazione ammirevole, ma come per tutte le confessioni morali, è stata sottoposta a modifiche quando divenne scomoda.

Durante la Guerra di Corea (1950-1953), gli Stati Uniti incoraggiarono il Giappone perché formasse “le Forze nazionali di sicurezza ” con circa 100.000 uomini armati e in uniforme e, nel 1954, sono stati rifondati a tutti gli effetti l’Esercito, la Marina e l’Aviazione per autodifesa – la JSDF. Nessun paese al mondo minacciava il Giappone a quel tempo, e nessun paese al mondo lo minaccia ora!

Navi da guerra giapponesiQuesto è il motivo per cui è interessante notare che le “forze di autodifesa” del Giappone dispongano di 150.000 soldati, 700 carri armati, 3.000 altri veicoli corazzati e 100 elicotteri d’attacco. Inoltre, è lecito chiedersi se il requisito costituzionale che impone al Giappone di evitare qualsiasi «guerra potenziale» sia del tutto soddisfatto dai 50.000 uomini componenti la flotta che operano su 120 navi, tra cui 16 sottomarini d’attacco, 4 portaelicotteri, 8 distruttori di missili guidati e 30 altri cacciatorpediniere ben armati. Allo stesso modo, l’impegno solenne di «rinunciare alla guerra come diritto sovrano della nazione», non si può definire coerente all’esigenza di mera “autodifesa”, dal momento in cui dispone di 50.000 uomini, 800 aerei di varia tipologia, con un ordinativo in arrivo di 42 nuovi e incredibilmente costosi caccia stealth F-35. ff2_p_04_l Alcuni commentatori, a proposito delle dimensioni e capacità delle forze militari del Giappone, sottolineano che la proiezione di potenza non sia possibile, dato che non vi sono portaerei, bombardieri a lungo raggio o missili, e sono sprovvisti di armamenti nucleari. Questo è vero; ma è vero anche che queste capacità offensive, comprese le armi nucleari, il Giappone le potrebbe produrre in quantità entro un periodo massimo di tre anni dal momento in cui una simile decisione venisse presa. Per la produzione di bombe e testate nucleari sarebbe sufficiente un anno, e il simultaneo sviluppo dei sistemi di lancio sarebbe veloce. Come sottolineato dalla BBC lo scorso 15 ottobre, «il JSDF possiede il potenziale per diventare una forza combattente formidabile. Per prima cosa, la cultura giapponese è un ideale per la vita militare moderna, con la sua tradizionale attenzione per la coesione del gruppo, la capacità di pianificazione, e la cura per il dettaglio – particolarmente importante nell’ambito dell’odierno hi-tech militare di oggi – ». La preoccupazione per l’Asia è che un Giappone militarmente risorgente potrebbe avere un governo che si prepara a esercitare una pressione militare al di fuori dei suoi confini. La Cina, in particolare, la cui regione mancese è stata invasa dal Giappone nel 1931, è sospettosa per qualsiasi iniziativa legislativa con cui il Giappone possa modificare l’obbligo costituzionale di «rinunciare alla guerra come diritto sovrano della nazione e alla minaccia o all’uso della forza come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali ».

La Cina ha un valido punto di appiglio, perché nel mese di settembre la “scheggiatura all’articolo 9 della Costituzione” è stata proposta dall’attuale governo, e il primo ministro Shinzo Abe sembrava dare alcune indicazioni a proposito della possibilità di estendere l’operatività del suo esercito ad operazioni non direttamente collegate alla difesa del territorio giapponese. Come riportato dall’Economist: «il governo di Abe sostiene che dovrebbe essere consentito al Giappone l’impegno in ‘difesa collettiva’, così da poter combattere a fianco di un alleato militare – l’America – nel caso in cui si trovi sotto attacco”. Fino ad ora, i costituzionalisti hanno interpretato la Carta nel senso che consente al Giappone di aprire il fuoco solo se sotto attacco diretto. La “reinterpretazione” del Governo è la sfida più profonda per la costituzione pacifista dal 1947 ». Le leggi approvate dal parlamento giapponese il 19 settembre prevedono che forze militari si possano impegnare in operazioni a sostegno di un’altra nazione, anche se il Giappone per sé non è sotto attacco. Le linee guida sembrerebbero fornire delle restrittive rassicuranti, in quanto tale azione sarebbe consentita solo se:

• la sopravvivenza del Giappone è in gioco;

• tutte le altre opzioni non militari sono state esaurite;

• l’uso della forza è limitato al minimo necessario per scoraggiare aggressioni.

AbeMa “la sopravvivenza in gioco” è una frase di facile fraintendimento, mentre termini come ‘esaurito’ e ‘minimo’ sono giuridicamente poco precisi. Quel che basta perché il malleabile Parlamento del Giappone decida per l’impegno militare è un particolare incidente, o una serie di incidenti che potrebbero minacciare la sopravvivenza del Giappone e che, dopo la valutazione delle opzioni non militari, renderebbe necessario l’uso della forza. Se si pensa che questo sia improbabile, si prega di riflettere sulle ragioni pretestuose addotte per le recenti guerre in Afghanistan, Iraq, Libia e Yemen. L’intenzione del signor Abe di estendere le capacità militari del Giappone è stata accolta con soddisfazione da parte degli Stati Uniti, con cui vi è un accordo per una collaborazione militare che risale al 27 aprile 2015 che dovrebbe portare ad una maggiore presenza militare globale del Giappone, ma questo accordo spinge Abe a muoversi ulteriormente verso la distruzione della Costituzione del suo paese. L’Asia è giustamente diffidente nei confronti di un governo militarista giapponese, e l’apprensione con cui la Cina nota che il Giappone «sta per modificare la sua politica di difesa deviando dal percorso di sviluppo pacifico» è comprensibile. L’attestazione di stima di Washington per le azioni del Primo Ministro Abe rende ancora più probabile che il Giappone possa proseguire nelle direzione di un’espansione militare, innalzando ulteriormente l’asticella delle tensioni internazionali.

Fonte: http://www.strategic-culture.org/news/2015/10/21/japan-military-expansion.html

Sembra evidente che è in atto un progetto per fare pressione sulla Cina che, nel timore di poter perdere quanto conquistato in termini di sviluppo economico e sociale per il proprio popolo, potrebbe vedersi costretta a chinare la testa in favore del Nuovo Ordine Mondiale, lasciando isolata la Russia di Putin che, in uno scenario che la vedesse perdere il principale alleato, dovrà forzatamente cedere alla dittatura finanziaria globale ulteriori quote di mercato, sovranità, pretese politiche etc. (ndr)

Leggi anche: http://eskander.altervista.org/cresce-la-tensione-tra-usa-e-cina-nel-pacifico/

Leggi anche: http://eskander.altervista.org/20-bombe-atomiche-usa-in-germania-reazione-russa/

Leggi anche: http://eskander.altervista.org/russia-in-default-per-restare-sovrana-o-sara-nwo/

I commenti sono chiusi.