USA: i più armati anche nello spazio

space war 2di Iury Rubtsov – Quando gli USA vogliono fare qualcosa un modo per farla lo trovano sempre, spesso con pretesti davvero discutibili. Questo è quanto sta avvenendo con la militarizzazione dello spazio. Il Segretario di Stato per il controllo degli armamenti e la sicurezza internazionale Rose Gottemoeller ha nuovamente confermato questo fatto in una recente dichiarazione. Dalle sue parole si evincerebbe che gli Stati Uniti sarebbero preoccupati per il fatto che i trattati proposti da Russia e Cina in materia di armamenti nello spazio non sarebbero verificabili. Conseguente a tale convincimento, la riluttanza degli Stati Uniti per impedire l’immissione di armi nello spazio esterno è dimostrata dall’opposizione a qualsiasi iniziativa che possa andare in tale direzione, così come è avvenuto il 7 dicembre 2015, quando la 70° sessione dell‘Assemblea generale delle Nazioni Unite in sessione plenaria ha votato per il NO al primo collocamento di armi nella risoluzione “Outer Space” A / RES / 70/27, Stati Uniti, Ucraina e Georgia hanno votato contro il provvedimento. Il 3 Nov 2015, il delegato americano Robert Wood aveva anticipato in Commissione le ragioni della propria opposizione alla risoluzione, sostenendo che non vi fosse una definizione completa di quelli che si possono ritenere armamenti spaziali, portando a ritenere che la risoluzione sia di difficile applicazione per l’impossibilità di effettuare adeguate verifiche.

Risoluzione OnuLa risoluzione proposta da Russia, Brasile e Cina è stata approvata dall’Assemblea generale con il voto favorevole di 129 nazioni, e il numero di proponenti era cresciuto a 40 Stati in occasione della sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Mentre un centinaio di membri facevano proprio il documento, Stati Uniti, Israele e Ucraina sollevavano innumerevoli questioni. Tra i motivi per opporsi alla proposta russa, gli Stati Uniti hanno menzionato lo sviluppo tecnologico, con particolare riferimento all’implementazione dei sistemi distruttivi anti-satellite (ASAT). In caso di conflitto, il sistema ASAT  potrebbe essere attivato per causare problemi a tutta la rete informatica nemica. Un aspetto paradossale che va sottolineato è il fatto che il Sottosegretario Rose Gottemoeller riterrebbe che la minaccia rappresentata dai detriti spaziali sia una questione da affrontare con urgenza. È vero, il problema esiste, ma è possibile che per il Dipartimento di Stato sia prioritario rispetto alla situazione degli armamenti nello spazio? La Conferenza sul disarmo è rimasta inattiva per 15 anni a causa dell’ostruzionismo di Washington. La parola d’ordine sembrava essere “aria fritta”, ma all’ordine del giorno di questa Conferenza si legge “militarizzazione dello spazio”. Il Direttore del Dipartimento del Ministero degli Esteri per la non proliferazione e controllo degli armamenti. Mikhail Ulyanov  dice: «Il principale problema attuale per la Russia è di impedire la militarizzazione dello spazio». Secondo lui, il problema è simile al vaso di Pandora. L’insediamento di armi in orbita attiverà una corsa agli armamenti. Il numero di paesi, che può disporre di armi nello spazio è in crescita e questo processo deve essere interrotto. Il Trattato di Mosca del 1963, noto anche come il Partian Test Ban Treaty, ha vietato i test di armi nucleari nell’atmosfera, nello spazio esterno e sott’acqua, ma non ha affrontato il problema della distribuzione delle armi nello spazio. Il “Trattato sullo spazio esterno“, formalmente definito come “il trattato sui principi che governano le attività degli Stati nell’esplorazione e nell’uso dello spazio esterno, inclusi la Luna e gli altri corpi celesti”, è un trattato che costituisce la base del diritto spaziale internazionale. Firmato da Stati Uniti, Regno Unito e Unione Sovietica, il trattato è entrato in vigore il 10 ottobre 1967. Space warA partire dal settembre 2015, 104 paesi sono entrati a fare parte di esso, mentre altri 24 lo hanno firmato senza aver completato la ratifica. Tra i suoi principi, il trattato stabilisce il divieto di collocare armi di distruzione di massa in orbita della Terra, così come la loro installazione sulla Luna o su qualsiasi altro corpo celeste, o comunque in stazionamento nello spazio esterno. Esso concede a scopi esclusivamente pacifici l’uso della Luna e di altri corpi celesti e ne vieta espressamente quello per testare armi di qualsiasi tipo, effettuare esercitazioni militari o creare basi, installazioni e fortificazioni. Il trattato afferma inoltre che l’esplorazione dello spazio esterno è concessa a tutti i paesi per le finalità di beneficio comune. Tuttavia, il trattato ha un grave punto debole – non vieta il posizionamento di armi convenzionali in orbita.

Il Trattato di messa al bando totale dei test nucleari (CTBT) non risolve il problema. Adottato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite (sessione 50), vieta tutte le esplosioni nucleari in tutti gli ambienti per scopi militari o civili. Il CTBT è stato adottato il 10 settembre 1996, ma non è entrato completamente in vigore perché otto Stati, tra cui gli Stati Uniti, non hanno ancora ratificato il trattato. Per la Russia la prevenzione della militarizzazione dello spazio è una questione della massima importanza per preservare la stabilità globale. Insieme a Pechino, Mosca fa del suo meglio per ottenere progressi.

La necessità di fare è evidente. Allora perché gli Stati Uniti ostacolano il processo? Lo scorso giugno, il Dipartimento Informazione e Stampa del Ministero degli Affari Esteri russo ha rilasciato una dichiarazione per esprimere grave preoccupazione per il rifiuto costante di Washington di collaborare negli sforzi per raggiungere accordi internazionali che vietino la militarizzazione dello spazio. Essa afferma quanto segue «Il persistente rifiuto degli Stati Uniti di impegnarsi nell’elaborazione degli accordi internazionali sulla prevenzione del posizionamento delle armi nello spazio esterno provoca gravi preoccupazioni. Washington continua ad essere guidata dalla sua politica di principio nazionale. In particolare, gli americani prevedono l’uso di misure coercitive di prevenzione anche in caso di azioni ostili solo contemplate da altri Stati, posizione che, di per sé, contraddice le norme del diritto internazionale ». Il documento offre un esempio per confermare l’affermazione: si legge «… la carta del Comitato delle Forze Armate congiunte degli Stati Uniti  3-14 «Operazioni Spaziali» autorizza ‘prevenzione diplomatica, informativa, militare e misure economiche’ contro le capacità spaziali di un avversario». Esso si integra con il “codice di condotta per ulteriori attività spaziali” che gli Stati Uniti hanno sostenuto con tanto zelo dal 2012. Il documento non vieta l’uso della forza contro oggetti spaziali esterni di altre nazioni. usa guerrafondaiE’ evidente che l’amministrazione statunitense si preoccupa di conservare la libertà di armarsi anche nello spazio. Ecco perché si rifiuta di sostenere le iniziative di Russia e Cina. Fa andare in malora tutti gli sforzi per raggiungere la sicurezza comune per tutti.

Fonte: http://www.strategic-culture.org/authors/yuriy-rubtsov.html

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