TTIP: servizi pubblici sotto attacco

ttip e cetaUna nuova analisi del TTIP, il trattato “commerciale” che gli Stati Uniti di Obama hanno proposto all’Europa, ritiene che sia stato elaborato dalle grandi aziende internazionali, le uniche a beneficiarne a spese delle nazioni partecipanti. Il nuovo studio, intitolato «Servizi pubblici sotto attacco», evidenzia che le principali ripercussioni del trattato proposto saranno subite dai «servizi pubblici» in favore di quelli privati.

“Europe Corporate Observatory”, in questo documento del 12 ottobre, «Servizi pubblici minacciati da TTIP e CETA», ha elencato 15 punti salienti nel rapporto. L’analisi è stata pubblicata da “Association Internationale de Techniciens“, Esperti e Ricercatori (AITEC), Corporate Europe Observatory (CEO), Federazione europea dei Sindacati operanti nei Servizi pubblici (FSESP), Instytut Globalnej Odpowiedzialności (IGO), Transnational Institute (TNI), Camera del Lavoro di Vienna (AK Vienna), e “War on Want“. Possiamo quindi sintetizzare che la preoccupazione per questo Trattato fortemente contestato riguardi i lavoratori e i poveri, e non coinvolga i proprietari delle grandi imprese multinazionali –  sponsor e beneficiari esclusivi del Trattato proposto.

povertyQuesto nuovo studio definisce a pagina 8 il «servizio pubblico»: «I servizi pubblici sono quelli forniti da un governo per la sua popolazione, di solito basati attorno al consenso sociale secondo cui alcuni servizi dovrebbero essere disponibili a tutti indipendentemente dal reddito». Un altro modo di porre il problema è che un “servizio pubblico” è quello fornito ai cittadini come un diritto, a disposizione di tutti allo stesso modo, invece che come un privilegio, disponibile solo sulla base della capacità di spesa. Il «consenso sociale che alcuni servizi dovrebbero essere disponibili a tutti indipendentemente dal reddito» viene ripudiato nei trattati di questo tipo, perché riflettono invece una visione «liberista» (per usare il termine americano) o «liberale» (per usare il termine europeo), secondo cui la ricchezza di un cittadino rifletterebbe il suo contributo per la società, in modo che nessuna persona povera possieda alcun diritto.

A sostenere questo punto di vista, fu Adam Smith, nel suo “Glasgow Lectures on Jurisprudence”, in cui disse: “Fino a quando non sarà garantito il godimento della proprietà privata non potrà esserci alcun governo, il cui primo fine deve essere quello di accrescere la ricchezza della Nazione e difendere i ricchi dai poveri”. Ha scritto questo in una società e un’epoca in cui quasi tutta la ricchezza – oppure la povertà – veniva ereditata dai propri genitori e non guadagnata. Smith ritrasse i poveri come i nemici. A suo avviso, i loro diritti non erano altro che la loro ricchezza, e mantenne questa visione aristocratica per tutta la vita. Questo punto di vista è anche spesso definito come «conservatorismo», perché conserva la struttura del potere esistente, consentendo “all’aristocrazia”, costituita dai più ricchi e potenti, di garantirsi un futuro analogo al passato.

Di conseguenza, almeno in Occidente, la polarità ideologica tende verso «liberalismo» e «conservatorismo», entrambi i quali sono sostanzialmente uguali. Il progressismo non ha quasi neppure un nome, a partire da allora. In altre parole: il “dibattito” ideologico è fasullo, ed è stato appositamente imposto dall’aristocrazia di sempre.schiavi Per effetto di ciò, i sostenitori del “trattato commerciale” proposto da Obama si definiscono, diversamente, «liberali», «liberisti», e «conservatori»; ma solo la terminologia varia, perché in realtà non fa alcuna differenza. La stessa sezione dello studio dice: «Con i trattati di libero commercio come CETA e TTIP, i governi perderanno la libertà politica nell’organizzazione dei servizi pubblici sulla base delle preferenze dei loro cittadini,  trovandosi costretti alla liberalizzazione e privatizzazione. Si tratta di sollevare grandi dubbi sul fatto che il profitto limiterà la capacità di fornire questi servizi di pubblico interesse. Inoltre, i tentativi dei governi di porre regole potrebbero essere rimossi perché ritenuti “ostacoli al commercio”.

Il rapporto completo:
http://www.strategic-culture.org/news/2015/10/19/aristocracy-arent-satisfied-they-demand-more.html

Trasmissione Radio Rai sul TTIP: http://www.radio1.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-d5dc4f6c-0a0d-4b41-8edc-fc33290b5875.html

Vogliono un’umanità sotto schiavitù. Lunga vita ai ribelli! (ndr)

Leggi anche: http://eskander.altervista.org/ttip-e-aumento-delleta-pensionabile-insurrezione-belga/

Leggi anche: http://eskander.altervista.org/ttip-oltre-3-milioni-di-firme-dicono-no/

Leggi anche: http://eskander.altervista.org/ttip-il-massacro-per-46-mila-aziende-biologiche/

I commenti sono chiusi.