Snowden: ecco il film di Oliver Stone

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Oliver Stone, famoso regista da me segnalato in precedenza per aver dichiarato “E’ l’America, e non l’ISIS, la più grande minaccia nel mondo”, si è reso protagonista di un’altra clamorosa azione che, almeno apparentemente, pare voglia attaccare fortemente l’establishment statunitense con il film dedicato a colui che ha smascherato lo scandalo sulla sorveglianza di massaEdward Snowden.

Già nel 2012, Oliver Stone ha collaborato con il professore Peter Kuznick, docente presso l’ American University, alla stesura del libro “Quello che non è stato detto della storia degli Stati Uniti” . L’opera ha ricevuto recensioni alquanto contrastanti. Mentre alla sua inaugurazione è stato definito da tanti come un atto coraggioso, altri si sentivano minacciati dai fatti in esso descritti.

A proposito di questa proposta cinematografica di Stone dal titolo “Snowden”, riporto la recensione di Philip Di Salvo 

– è un film riuscito nel mischiare fiction e cronaca in modo efficace e con pochi cedimenti: parte dal 2004 e ripercorre i nove anni di carriera di Snowden nei servizi segreti Usa usando i giorni dell’incontro con i giornalisti a Hong Kong nel 2013 come struttura portante della narrazione. Il dialogo temporale funziona e dallo sguardo in retrospettiva, che ripercorre le motivazioni e le riflessioni dietro il gesto di Snowden, provengono elementi fondamentali per spiegare i contenuti del leak, la loro portata e la loro genesi giornalistica. Il film ha un’estetica raramente sopra le righe (contrariamente al suo trailer) e i pochi momenti davvero in stile blockbuster (le scene più deboli sono quelle dedicate all’addestramento militare di Snowden, ad esempio) non ne intaccano davvero il tono complessivo.

edward-snowden-obama-244716L’Edward Snowden di Stone è ricalcato fedelmente su quello reale: certo delle sue scelte per quanto umanamente a volte fragile, fermo e irreprensibile nel difendere le sue motivazioni e la sua causa, figlio di Internet e della cultura hacker e allo stesso tempo, a suo modo, un patriota. E il film, per quanto sia a tutti gli effetti una biografia, è sì la storia dello Snowden uomo, ma non perde mai del tutto il contatto con l’oggetto delle rivelazioni del suo protagonista, dedicando la giusta attenzione e cura ai dettagli dei programmi della Nsa, come alla loro contestualizzazione. I due piani rimangono per lo più intrecciati e quello biografico (e anche i suoi dettagli sentimentali) serve a dare più elementi a quello più tecnico e più strettamente cronachistico.

Oltre al piano puramente cinematografico, però, Snowden è un film con un’urgenza particolare sia cronologica che divulgativa. Esce nei mesi in cui gli Usa sono chiamati a scegliere un nuovo Presidente in una campagna elettorale caratterizzata da leak di diverso tipo ma paradossalmente poco disposta a discutere di sorveglianza di massa e privacy, una delle eredità obamiane che il nuovo Presidente dovrà necessariamente raccogliere e – questa la speranza – affrontare rimettendo al centro del dibattito i diritti.

Inoltre, il film esce anche nei mesi della campagna#PardonSnowden, con la quale Amnesty International, Aclu e Human Rights Watch stanno chiedendo a Obama di concedere, nei suoi ultimi 100 giorni in carica, il perdono presidenziale a Snowden, riconoscendogli il merito di aver aperto la discussione su questi temi e aver ispirato fondamentali riforme e provvedimenti negli Usa.

Ma Snowden è anche un film potentemente divulgativo che parla in modo chiaro di temi molto complessi. Quello di Stone, ad esempio, è un film in grado di spiegare in poche battute cosa sia il tribunale Fisa che segretamente approvava la sorveglianza della Nsa ed è anche un film che riesce a raccontare cosa c’entri la lotta al terrorismo e perché questa sia una giustificazione inefficace per gli abusi dello spionaggio ai danni della privacy di tutti.

Snowden è poi un’opera in grado di includere anche William Binney, un altro whistleblower della Nsa che anni prima di Snowden cercò senza successo di denunciare gli abusi dell’agenzia, creando un personaggio, quello di Hank Forrester (Nicolas Cage), che lo ricalca e cita apertamente. Infine, è un film che spiega senza giri di parola la dottrina “uccidiamo secondo i metadati” con cui sono programmati gli attacchi drone e il ruolo della sorveglianza della Nsa in quei processi, anch’esso rivelato da Snowden. Il film di Stone ha il merito di portare tutto questo, oltre al whistleblower stesso, a un pubblico che probabilmente prima non era stato raggiunto in modo altrettanto efficace.

Snowden non è Citizenfour, il documentario premio Oscar girato in prima persona da Laura Poitras a Hong Kong nei giorni del suo incontro con Edward Snowden. Quello di Stone è un film lirico e di finzione che parla un linguaggio totalmente diverso, certamente di parte e certamente molto in stile Oliver Stone. Ma è soprattutto un film che porta Snowden e la sua storicizzazione a un livello più alto e accessibile.

A Roma, durante la proiezione, il pubblico ha reagito in questo senso a una delle scene più potenti del film: Snowden si trova già a Mosca e appare a un evento pubblico in cui viene intervistato mentre sul palco il suo volto compare su uno schermo poggiato su delle ruote. L’intervista si conclude e il pubblico nella pellicola inizia ad applaudire. Istintivamente quello di Roma fa lo stesso: era un applauso per Edward Snowden stesso, prima che per il film e il suo regista.

Il film in streaming: http://www.cb01.pw/snowden-hd-2016/

Il trailer:

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