Venezuela nel caos: il “petrolio socialista” per una nuova Siria?

La crisi economica, caratterizzata da un’inflazione galoppante, sta trascinando il Venezuela nel dramma sociale e in una spirale di violenza senza precedenti. Lo stato sudamericano, che sta scivolando verso l’orlo del collasso, è stato al centro del dibattito internazionale ospitato nella capitale peruviana di Lima la scorsa settimana, al “Mining & Investment Summit Latina”. Alcuni produttori di petrolio dell’America Latina hanno voluto evidenziare quanto siano peggiorate le cose dal 2013, anno in cui Nicolás Maduro salì al potere dopo la morte di Hugo Chávez.

Il paese socialista sta fronteggiando l’inflazione alle stelle, i problemi conseguenti alle carenze di cibo e medicinali, un’economia che si contrae e l’aumento dei fenomeni di violenza e corruzione. La capitale di Caracas ha recentemente superato San Pedro Sula, in Honduras, per avere il più alto tasso di omicidi al mondo. Queste problematiche si sono intensificate per conseguenza del crollo del prezzo del petrolio che, va sottolineato, rappresenta il 95% dei proventi delle esportazioni del Venezuela.
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Ora, nonostante l’ 80% per cento dei venezuelani sia favorevole alla sua rimozione dalla carica, il presidente Maduro ha di fatto sospeso il referendum abrogativo programmato dall’Assemblea Nazionale su proposta dell’opposizione. Questa decisione ha portato a diffuse proteste nelle strade con reciproche accuse di un colpo di stato.

venezuela-crisi-energeticaIl presidente venezuelano Nicolas Maduro ha effettivamente sospeso le elezioni democratiche, stimolando le proteste di massa. Nel caso di una caduta del governo di Caracas, vi sono fondati motivi per presagire degli interventi internazionali, con particolare riferimento agli USA che,come nel caso della Siria, non vedrebbero l’ora di sostituire un governo socialista con un loro simpatizzante, soprattutto in un paese da cui si estraggono enormi quantità di greggio.

Abbiamo già visto un altro paese dell’ OPEC, (l‘Iran), essere riconosciuto dal Dipartimento di Stato americano quale sponsor leader del terrorismo globale. Secondo il Gatestone Institute, un think-tank politico con sede a New York,, l’Iran sarebbe “in collaborazione con i commercianti di droga del Venezuela per la creazione di un punto d’appoggio” nel paese latinoamericano”. Mi sembra palese che si voglia portare il Venezuela nel caos, così da abbattere uno degli ultimi baluardi socialisti e poterlo asservire al progetto mondialista.

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