Il giocattolaio 

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C’ era una volta un inventore di giocattoli che viveva in un luogo isolato dal villaggio più vicino, ove appariva solamente nelle occasioni di particolari momenti di comune apprensione o difficoltà. Tra le persone del luogo non vi era conoscenza del suo passato e molti pensavano fosse un individuo maligno che si nutriva della sofferenza altrui, mentre i pochi che lo avevano conosciuto, seppure in brevi conversazioni, lo ritenevano un benefattore disinteressato ma, essendo questa una teoria minoritaria, preferivano astenersi dall’ esporla agli altri, onde evitare atteggiamenti discriminatori nei propri confronti.

Le sue creazioni si distinguevano per essere pezzi unici, caratterizzati da una particolare armonia delle forme e dei colori e, in qualche modo, destinati a un padrone ben definito. Non chiedeva mai nulla in cambio delle proprie donazioni, ma era evidente che i destinatari ne traessero grandi benefici, sentendosi spontaneamente portati a gesti di generosità nei confronti di persone a loro vicine.0233-GIULIETTA-E-ROMEO-BALCONE Avveniva così che, dopo un nubifragio, il figlio del capo villaggio ricevesse una statuina raffigurante un bimbo con il suo cane, la cui tenera pietra mutava di colore a seconda delle variazioni climatiche, passando dall’ azzurro al rosa nei giorni più belli, dal grigio al nero in quelli peggiori, preannunciando con largo anticipo gli acquazzoni più violenti e pericolosi.

Durante la più torrida Estate che i paesani ricordassero, metà del raccolto fu arsa da un incendio che mise in pericolo anche diverse abitazioni e, la scarsità di quanto salvato impose di razionare tra la cittadinanza le risorse. I mesi autunnali e invernali successivi vennero vissuti con grande tensione a causa dei sospetti di ingiustizie nella distribuzione del grano, e qualora qualcuno potesse apparire ingrassato, fosse anche un bambino, lui e la sua famiglia divenivano bersaglio di accuse di ruberie, atti di corruzione, invidie e rancori. Il giocattolaio era solito vivere in autonomia e osservare con apparente distacco le vicissitudini di quella comunità.giocattolaio Sapeva perfettamente quel che si diceva di lui, ma nessuna congettura o parola avrebbe mai potuto modificare il suo cammino, ne’ la capacità di donare qualcosa senza aspettarsi nulla in cambio. Il villaggio occupava una valle con colline anche brulle ai suoi lati e, nei giorni più brevi e magari piovosi, la luce del sole appariva un ricordo. Lui non avrebbe mai potuto immaginare di vivere un solo giorno senza poter vedere la luce del sole, e preferiva il lato orientale del colle più alto che dominava la valle. Da quel punto ammirava le albe di ogni suo giorno e si spostava di lato prima di cena, ammirando un tramonto che ad altri era estraneo. Quell’ inverno fu molto piovoso, e il continuo crescendo delle tensioni al villaggio raggiunse il culmine durante la festa di fine anno, allorquando liti e rancori ebbero il largo e l’ entusiasmo, che già era scarso, venne di fatto del tutto gelato. Il giocattolaio amava molto quei colli che, per quanto brulli, offrivano la luce del sole e l’ ombra di alberi più forti di altri, i propri frutti, legna con cui scaldarsi, pietre dure o tenere da poter utilizzare e lavorare con facilità, fosse per costruirsi un riparo, ricavare un utensile o creare un giocattolo.Vaschetta

Percorrendo sentieri e scoprendo quei colli apprezzava paesaggi sempre diversi, e di pietre importanti, in un verso o nell’ altro, ve n’ erano tante da farne universo. Spesso un bagliore baciava il suo sguardo, e lui raccoglieva quel sassi “incantati”. Su assi di legno li incollava poi tutti, levigandoli quindi per renderli specchi. Su cavalletti di legno posava i pannelli, e portava la luce sugli altri versanti. Le giornate iniziavano ad allungarsi ma gli abitanti del villaggio non ci facevano caso, mentre gli argomenti più dibattuti erano sempre i medesimi: “quelli rubano”, “la figlia del vicino è andata a letto con il magazziniere comunale”, “l’altro giorno da quella casa si sentiva profumo di pane appena sfornato”, “io con il figlio della maestra non ci gioco più!”. Il giocattolaio non mise piede al villaggio per tutto l’ inverno e, durante quei mesi, fece solo pannelli. Sui quattro versanti intorno alla valle lui mise decine di “sassi incantati”. Una sera decise che avrebbe dato il “buongiorno” a tutto il villaggio, e siccome sapeva perfettamente da dove sarebbe spuntato il sole nell’ indomani, fece convergere su di esso tutti gli specchi che aveva creato. Attese l’ alba e preparò tutte le sue cose, (non molte a dire il vero), e mentre persiane e tendine si offrivano al giorno un’ ora prima del solito, con il suo passo sornione raggiunse la locanda. Sorseggiando un caffè di cui aveva scordato l’ aroma, scelse di sedersi sul lato che si offriva alla piazza principale, mentre i volti stupiti dei bimbi e dei grandi rendevano eterni emozioni e ricordi. Le stradine e piazzette si riempirono di persone in pochi minuti, e fu facile per loro intuire chi fosse il protagonista di quell’opera. Fu naturale per il Sindaco avvicinarsi al giocattolaio e domandargli perché avesse voluto prendere quella iniziativa, creando magari disappunto in qualcuno o allarmismo in altri.pellegrino Il giocattolaio finì di assaporare il suo caffé e accese quella sigaretta che aveva appena arrotolato. Si alzò in piedi e, raccogliendo il discreto bagaglio, disse: “la luce e il tempo sono quanto di più prezioso possa offrirci la vita, e io mi congedo da voi donandovene un’ora in più. A dopo…a sempre”. Pronunciate queste parole riprese il cammino, mentre i sorrisi e la gratitudine di quelle persone gli fecero compagnia sino al suo arrivo in cima ad un altro colle, di fronte al quale ve ne erano altri che facevano ombra ad una vallata che ospitava un altro villaggio. 

 

Scritta da Alessandro Gallo

 

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